p 88 .

Paragrafo 4 . Il parricidio di Parmenide e la dialettica.
     
Dopo avere ripreso un'esigenza chiaramente eleatica (l'Essere  ci
che  permane),  Platone  opera quindi  una  sorta  di  "tradimento"
affermando la molteplicit dell'Essere.
     Proprio   nel   dialogo   intitolato  Parmenide   avviene   il
riconoscimento  della  paternit del grande filosofo  di  Elea  nei
confronti della concezione dell'Essere come ci che permane  e,  al
tempo   stesso,   si  consuma  il  "parricidio",  riconoscendo   la
condizione di Essere anche al molteplice.
     Abbiamo  gi  visto che il mondo sensibile  non    certamente
l'Essere, che il nostro albero nella radura non  Essere, ma non  
nemmeno  Nulla, cio Non-essere. Il mondo sensibile  in  quanto  
riconducibile all'Essere eterno delle Idee.
     Abbiamo visto anche che l'Essere eterno delle Idee non  unit
assoluta, dal momento che le Idee sono molteplici.
     Nel  Parmenide  Platone non esclude l'unicit  dell'Essere  ma
contesta piuttosto la sua staticit, il suo immobilismo: se al  suo
interno  riuscissimo  a  cogliere il movimento,  il  dinamismo,  la
dialettica,  la  molteplicit non sarebbe pi  contraddittoria  con
l'unit dell'Essere. Ci che critica Platone  l'unit assoluta  da
un lato e la molteplicit assoluta dall'altro, poich - e questa  
la   grande  scoperta  di  Platone  -  Uno  e  molteplice   possono
convivere.(8)
     
La partecipazione (metessi).
     
La   dialettica  introdotta  e  praticata  in  Atene  dai   sofisti
consisteva  nella  contrapposizione di due  tesi  contrarie,  delle
quali  una  era  destinata a essere sopraffatta  -  anche  se  solo
provvisoriamente  -  e  l'altra  a trionfare.  In  questo  tipo  di
dialettica i contrari si escludono a vicenda.
     Platone, nel Sofista, il dialogo in cui riprende e sviluppa le
problematiche affrontate nel Parmenide, mette in dubbio che il Non-
essere   possa  essere  inteso  solo  come  contrario  dell'Essere.
L'opposizione  categorica  ed esclusiva  tra  Essere  e  Non-essere
proposta da Parmenide non differisce da quella della dialettica dei
sofisti. Platone propone di considerare due aspetti del Non-essere:
un   Non-essere  assoluto,  che    l'opposizione,   il   contrario
dell'Essere   e   un   Non-essere  relativo  caratterizzato   dalla
diversit.
     
     p 89 .
     
     Quando pensiamo o diciamo "nulla" intendiamo la negazione,  il
contrario dell'Essere, la mancanza assoluta di Essere, cio un Non-
essere assoluto; ma quando diciamo Alcibiade, o Filippo, o uomo, ci
riferiamo  a  qualcosa che pur essendo Non-essere,  lo    in  modo
relativo,  perch, in quanto diverso dall'Essere,  indica  qualcosa
che in una certa misura partecipa dell'Essere.(9)
     La  dialettica  nella  nuova  concezione  di  Platone  non   
l'opposizione fra due contrari inconciliabili, ma un  rapporto  fra
enti   diversi  che  partecipano  tutti  all'Essere.  "Partecipare"
(metchein)  e  "partecipazione" (mthexis) sono due parole  chiave
della dialettica platonica.
     La  "partecipazione"  (metessi)   il  tipo  di  rapporto  che
intercorre  tra gli enti del mondo sensibile e le  Idee  e  tra  le
stesse Idee.
     Ciascuna  cosa  del mondo sensibile partecipa a diverse  Idee,
anche   contrarie  fra  loro:  Socrate,  che  ovviamente  partecipa
all'Idea  di  uomo,  riconducibile anche alle Idee  di  uno  e  di
molteplicit.  "Io  ho  una  parte  destra  diversa  da  una  parte
sinistra"  dice  Platone per bocca di Socrate nel Parmenide  "e  un
davanti  diverso  da un dietro, e cos una parte  superiore  e  una
inferiore"  e quindi partecipo della molteplicit perch molteplici
sono  le  parti di cui sono composto; "invece, per provare  la  mia
unit"  basta  affermare che "di noi sette uomini io  sono  uno"  e
quindi partecipo anche dell'uno.(10)
     Pi complesso  spiegare come per Platone le Idee siano legate
tra  loro  da un rapporto di partecipazione: se in un singolo  uomo
possono coesistere uno e molteplice, dal momento che quell'uomo non
 l'uno in s (l'Idea di uno) e nemmeno la molteplicit in s, come
possono coesistere, all'interno dello stesso mondo, l'Idea di uno e
quella di molteplice?
     La  dialettica della partecipazione, che abbiamo visto operare
fra mondo sensibile e Mondo delle Idee, vale anche nel rapporto fra
le  Idee:  esse,  infatti, non sono tutte uguali, differiscono  per
"qualit" e "ampiezza"; la dialettica  l'insieme dei nessi e delle
articolazioni  del  Tutto  e, al tempo stesso,  la  possibilit  di
ripercorrere  quelle  connessioni come una sorta  di  grammatica  e
sintassi dell'Essere.(11)
     Nel  Parmenide  si  dice  che non  fuori  luogo  pensare  che
esistano le Idee del "capello", del "fango", del "sudiciume"  e  di
"altro  che  sia di natura vile e spregevole al massimo grado"(12).
Inoltre,  nella  settimo lettera(13), Platone fa  quasi  un  elenco
delle  Idee  che  si trovano nel mondo iperuranio: esse  riguardano
elementi  matematici (il cerchio e la retta, ad  esempio);  qualit
fisiche  come i colori; qualit morali come il buono, il bello,  il
giusto;  i corpi costruiti e i corpi naturali; gli elementi  fisici
(acqua,  fuoco);  ogni  animale;  i  costumi,  cio  i  modelli  di
comportamento  delle  anime; ogni cosa che   che  si  faccia  o  si
subisca (azioni, passioni, affetti).(14)
     Anche la molteplicit delle Idee pu, quindi, essere unificata
in  Idee  sempre  pi ampie: le Idee delle singole  specie  animali
(cane, tigre, uomo, eccetera) sono
     
     p 90 .

     unificate  nella misura in cui partecipano all'Idea pi  ampia
di animale. Tutte le Idee, infine, in quanto esistenti, partecipano
della stessa Idea di Essere. L'Essere, quindi, anche per Platone, 
Uno, ma dal momento che di esso partecipano tutte le Idee, l'Essere
assume in s le caratteristiche dell'unit e della molteplicit.
     
L'Idea di Bene,
     
L'Essere  illumina  di  s tutte le Idee e le  rende  cos  vere  e
intelligibili,  come il Sole illumina le cose rendendole  visibili.
Riferendosi  al  Bene, Platone nella Repubblica scrive:  "Questo  
l'elemento che agli oggetti conosciuti conferisce la verit e a chi
conosce d la facolt di conoscere; di' pure che  l'idea del  bene
(ida to agatho)"(15).
     L'Idea  di  Bene ci d il senso della distanza di  Platone  da
Parmenide.  L'Essere di Parmenide, nella sua eternit,   immobile;
Platone  ha  fatto  un gigantesco sforzo teorico  per  inserire  la
molteplicit  e il movimento all'interno dell'Essere: il  risultato
di questo sforzo  la dialettica. Ma resta irrisolto il problema di
che  cosa  sia  ci che mette in moto il meccanismo dinamico  della
dialettica.  Certamente questo principio non pu essere  altro  che
l'Essere, non l'Essere in quanto , ma l'Essere in quanto agisce  e
d  valore  ("conferisce la verit agli oggetti  e  la  facolt  di
conoscere a chi conosce"). L'azione e il valore esulano dalla sfera
teoretica,  in quanto appartengono a quella etica; e la misura  del
valore  etico    il Bene. L'Essere visto nella  sua  dinamicit  
quindi Bene. Essere e Bene per Platone vengono a coincidere:  tutto
ci che , in quanto , partecipa dell'Idea di Bene, quindi non pu
esistere niente che, in una qualche misura, non sia bene.
     Anche su questo argomento, estremamente complesso, Platone  ha
trasferito sul piano dell'ontologia quanto Socrate aveva  affermato
su  quello della morale. Socrate sosteneva che l'azione malvagia  
solo  di chi non conosce: chi ha conoscenza del Bene pu solo agire
bene; Platone  convinto che tutto quanto  non pu non essere  che
Bene.
     Questa  posizione  equivale alla negazione dell'esistenza  del
male  ed    destinata  a  suscitare una  ampia  discussione  nella
successiva filosofia platonica e all'interno del cristianesimo, dal
momento  che  questo  si nutrir di molteplici elementi  presi  dal
platonismo.(16)

